Il grande cuore di Rosa

Udine, 9 agosto 1945

Al papà di Rocco.

Ebbi il piacere e il dolore di conoscere il vostro buon ragazzo il primo giorno del suo rientro in Patria, e cioè il giorno 6 aprile 1945, rientrato dalla frontiera di Tarvisio, proveniente da Paderborn (Kassel) ove si trovava già ricoverato in un ospedale per pleurite.

L’incontrai assieme ad altri tre compagni in una via del centro di questa mia città. Mi sentii attratta verso questi cari ragazzi che erano tra i primi giunti costì. Li avvicinai e chiesi loro se potevo rendermi utile.
Il vostro desiderava una mela, cosa più che impossibile, poiché solo l’infame tedesco le aveva.

Rocco  aveva la febbre e si sentiva bruciare. Lo accompagnai a prendere qualcosa di fresco, dicendogli che per qualunque necessità io sarei stata a sua disposizione.

Rosa Angeli

Il giorno 7 aprile i tedeschi volevano farlo proseguire per Verona, ma Rocco non aveva più forza, le strade erano continuamente sotto i mitragliamenti e come da suo espresso desiderio, con l’aiuto del mio dottore, potei farlo ricoverare, assieme ai compagni, all’Ospedale civile, dove trovò tutta l’assistenza necessaria del suo caso.

Il giorno 8 aprile era felice di trovarsi costì ricoverato, avendo dottori e suore ogni premura per lui.
Si sentiva quasi bene, così mi disse.

Aveva tanto piacere di vedermi, diceva che ero buona come la sua mamma e come tale mi affezionai a lui e tutti i giorni mi recavo a trovarlo portandogli ciò che desiderava.
Chiesi cosa si sentisse e lui mi rispondeva “non ho nessun male, ho solamente così tanta tosse da non poter neanche mangiare”. Prendeva volentieri il buon caffè che la suora spesso gli portava, latte e, più di tutto, la menta al sele che gli dava l’impressione della frescura, cosa da lui tanto desiderata.

Il giorno 10 aprile mi chiese dove sarebbe andato dopo la guarigione. Gli risposi di non preoccuparsi che lo avrei preso nella mia casa sino a che fosse venuto il giorno di poter rientrare in famiglia.
Si commosse e fu felice dicendomi “tu sei la mia seconda mamma“.

Desiderava tanto vedervi tutti e io speravo potesse riprendersi, benché il Professore mi avesse detto che il caso purtroppo era grave.

Mancò ai vivi senza sofferenza il 18 aprile munito di tutti i conforti religiosi, raccomandando di informare il suo papà che era un uomo forte, di non dirlo alla mamma, perché ne morrebbe dal dolore e lui non vuole che la sua mamma soffra.

A voi, papà, mando un affettuoso bacio come pure a mamma e fratelli“, e serenamente si spense la sua giovane vita, senza imprecare neppur contro coloro che furono causa della sua morte.

Il buon e caro Rocco ora riposa qui a Udine, e come da suo espresso desiderio gli ho fatto un segno perché mi disse che papà e mamma potessero venire a trovarlo.

Unita al vostro grande dolore vi sia di conforto che ebbe tutte le cure come se voi gli foste stati vicino. Gradite i miei sentiti saluti e la mia viva espressione delle mie condoglianze.

Rosa Angeli      

Rocco Rossetti

PS: dal gentil signore che vi porterà questa mia, inviavi un pacco contenente un soprabito da uomo che Rocco indossò per un sol giorno, una fede, una sua fotografia e quanto troverete nelle tasche di questo. Presso l’amministrazione dell’ospedale sono depositati: portafoglio con denaro e documenti, lettere, il vestito e la coperta che aveva in prigionia.
Queste cose saranno consegnate o spedite ai familiari dietro richiesta. In questi giorni è partito verso casa l’amico di Rocco. E’ di Pescara e se potrà promise di venirvi a trovare perché si amavano come fratelli.
Anche questo è rientrato ammalato in famiglia. Si chiama Tarquinio Lorenzo.

Rocco Rossetti (Cursi, 27  aprile 1923 – Udine, 18 aprile 1945)  riposa nel cimitero di Cursi nella tomba di famiglia, dove venne traslato alcuni anni dopo.

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